viaggio a gradara

Viaggio a Gradara

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Indice del viaggio a Gradara

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Inizia il nostro viaggio a Gradara

Stando all’etimologia, Gradara deriverebbe da “grata aura”, proprio per via dell’aria “gradevole” (ma sarebbe un pallido eufemismo, definirla tale) che si respira, arrivati in cima a questa meravigliosa rocca.

Ed effettivamente, dopo aver percorso per arrivarci, strade in salita con una pendenza che credevamo possibile solo nei cartoni animati che guardavamo da bambini, ce ne siamo resi conto anche noi. Un’aria così pulita, che quasi ti dispiace respirare per non inquinata, un silenzio e una pace che ti fanno dubitare del fatto che sia Ferragosto e tu sia in un luogo turistico, in Italia.

Ma siccome in Italia ci siamo davvero ed è quasi ora di pranzo, facciamo un rapido giro guardandoci intorno e apriamo Google Maps per cercare il ristorante che abbiamo saggiamente prenotato giorni fa, grazie a papà internet.


Approdo al ristorante "Mastin Vecchio"

Viaggio a Gradara

Dopo aver tentato di perderci tra le meravigliose viuzze del centro storico di Gradara, siamo giunti al ristorante che avevamo prenotato. Appena si varca la soglia del “Mastin Vecchio”, si viene letteralmente catapultati in una dimora squisitamente medievale: le sale dell’epoca con le travi in legno e i muri in pietra sembrano comporre una perfetta sinfonia d’archi insieme al borgo antico di Gradara. 

E capite bene che, se in tutta questa bellezza, qualcosa riesce a rubarle la scena, non si può che avere a che fare con il cibo.
Le portate che ci vengono servite infatti sono davvero degne di nota:
– Gnocco fritto con prosciutto crudo di Montefeltro 24 mesi e mela Granny Smith (ne abbiamo già parlato qui).
– Strozzapreti al ragù di manzo tagliato al coltello con rucola.
– Ravioli ripieni alle erbette, crumble di erborinato su crema di peperoni.
– Mattoncino vaniglia e cioccolato bianco su terra di cacao e gocce di lampone.


Il tutto innaffiato da un rosato così buono che ci ha fatto dimenticare anche come ci chiamavamo, non che come si chiamasse il vino.


Castello di Gradara

Viaggio a Gradara - Visita guidata a cura della Pro Loco di Gradara

Se sei a Gradara il 15 di agosto, molto probabilmente non sei in cerca della solita vacanza estiva e quasi certamente ti sarai già sentito dire da più di una persona: “ma non potete andare nei posti in cui vanno le persone normali (n.d.r. mare, spiagge, happy hour) ad agosto?”.

Se sei a Gradara il 15 di agosto, il fascino dei borghi medievali e le leggende che vi sono legate, hanno avuto la meglio su di te; e infatti, spinti dalle parole che dalla Divina Commedia in poi hanno descritto (come nient’altro era stato in grado di fare) l’amore, quello vero, turbolento e contrastato, tanto che anche Jovanotti le ha prese in prestito per la strofa di una canzone, ci siamo recati al castello malatestiano: quello di Paolo e Francesca.

I due cognati uccisi dal marito di lei, Gianciotto, dopo che ne aveva scoperto il tradimento.
Essi appartenevano all’aristocrazia feudale di Romagna, ma per la scarsa rilevanza politica del loro casato, i due non occupano nessuna pagina nella storia della fine del Duecento: casomai nella cronaca.
Ma se negli anni ci siamo appassionati alla loro storia e ci sembra quasi di conoscerli, è perché Dante nel V canto dell’Inferno, per la prima volta nel poema, esprime il desiderio di parlare con le anime e in particolare con questa coppia di peccatori che, non solo procedono insieme (a differenza delle altre anime che invece vagano da sole), ma paiono leggere al vento, si abbandonano pienamente alla sua furia, più tormentate delle altre, poiché il vento è uno strumento di punizione.

Si entra nel castello di Gradara

Entrati nel castello, sembra quasi di vederli, e, raggiunta quella che si dice sia stata la stanza dove i due cedettero alla passione (“mi prese del costui piacer sì forte che come vedi ancor non m’abbandona”), si è attraversati da un brivido lungo la schiena, lo stesso che ci percorre davanti alle Colonne d’Ercole a Gibilterra, dove si credeva ci fossero i confini del mondo, o ai Faraglioni di Acitrezza, quei massi scagliati in mare da Polifemo per evitare la fuga di Ulisse che lo aveva appena accecato.

Non sappiamo quanto ci sia di vero nei miti e nelle leggende, ma il fascino di toccare con mano ed essere negli stessi luoghi che per anni abbiamo studiato nei libri e che in qualche modo hanno fatto la storia della nostra civiltà, è una delle ragioni per cui viaggiare non solo ci arricchisce, ma ci rende senza dubbio un po’ più felici.


Camminamenti di Ronda notturna

Viaggio a Gradara

Ma veniamo alle mura della città: altissime e intervallate da torri quadrate, sono percorse per intero da Camminamenti di Ronda necessari per vigilare sul castello e su tutto il territorio.

Il nostro consiglio è quello di percorrerli di sera, come abbiamo fatto noi: il chiarore della luna vi guiderà e il panorama vi lascerà senza fiato. Scorgerete infatti il profilo inconfondibile del Monte Titano, simbolo di San Marino e l’intera fascia costiera.

Ma dobbiamo pensare che in epoca medioevale da qui si dominavano con la vista importanti castelli ormai scomparsi, come quello di Monte Luro e i borghi fortificati del Montefeltro (sì, lo stesso del prosciutto!).

Il giro dura all’incirca 20 minuti, perfettamente godibili in una fresca sera d’estate, soprattutto se prima avete consumato una cenetta in loco o, come noi, in qualche paesino poco distante.

L’intera zona intorno a Gradara è uno scrigno di piccoli borghi incantati e infatti per la cena ci eravamo recati a San Giovanni in Marignano, anticamente definito come “il granaio dei Malatesta” (per le sue fertili colline), ed è proprio così che si chiama il posto in cui abbiamo cenato: Il Granaio.
Un posticino davvero incantevole, con i tavolini all’aperto e le vecchine sedute fuori dalle loro case, poco più avanti. 

Immancabili due calici di Cabernet San Giovese Carbognano ’14, che ci hanno fatto assaporare alla perfezione prima un antipasto di gnocco fritto, prosciutto crudo di Parma, crostino al tartufo, lardo ed erbazzone romagnolo e dopo delle lombatine di agnello alla griglia che si scioglievano letteralmente in bocca.


Conclusione viaggio a Gradara

Ora capite perché ci siamo innamorati di questi luoghi?
Se dopo aver mangiato cibi così prelibati con una storia alle spalle, ma in grado di comunicarla al primo assaggio, puoi anche smaltirli, insieme ai sensi di colpa, passeggiando per le piccole vie dei borghi e ammirando ad ogni angolo un dettaglio, un particolare, insomma qualcosa che rende unico e indimenticabile il paese che lo custodisce, allora sei nel posto giusto e, stanne certo, ci ritornerai. Col cuore o per davvero poco importa, farà tutto sempre parte di te.